David Prinčič è il direttore della GPZ z.o.o., organizzazione slovena operante nel settore dell’allevamento dei bovini da latte, fondata nel 2003 su iniziativa delle associazioni nazionali di razza Frisona e Pezzata Rossa. A lui abbiamo chiesto di illustrarci la realtà della zootecnia da latte in Slovenia, partendo dal lavoro svoto dall’azienda che amministra, per arrivare ad una descrizione delle imprese zootecniche e del latte prodotto.

«La GPZ z.o.o. è un’associazione di imprese che allevano bovini da latte, organizzata sul modello di una cooperativa. Si muove su tutto il territorio nazionale e, al momento della sua nascita, contava circa 100 soci, che negli anni sono arrivati a 300, per poi assestarsi, negli ultimi tempi, a 229. L’obiettivo principale è quello di aumentare l’efficienza economica degli allevamenti, agendo su quattro distinte aree di intervento che sono:

  1. raccolta e vendita del latte;
  2. commercializzazione di materie prime e fertilizzanti;
  3. miglioramento genetico (anche attraverso la vendita di seme di toro);
  4. consulenza professionale (su aspetti nutrizionali e gestionali).

Riguardo la prima attività, abbiamo un centro di raccolta a bollo CE, certificato ISO 9001, attraverso il quale commercializziamo il latte di 210 soci. Questa attività ricopre un ruolo preponderante; basti pensare che, con le sue entrate, copre metà dell’intero fatturato. Lo scorso anno abbiamo movimentato circa 40 milioni di litri di latte, di cui l’80% viene generalmente esportato, quasi tutto in Italia e in piccola parte in Croazia, mentre il restante 20% lo conferiamo ai caseifici del nostro Paese. Per avere un quadro più preciso considerate che la Slovenia produce 720 mln di latte l’anno, di cui 450 mln vengono trasformati all’interno della Nazione, mentre i restanti 270 milioni (circa il 30%) sono esportati all’estero».

Dunque, l’export riguarda il 30% del latte prodotto in tutta la nazione e l’80% di quello da voi raccolto, numeri davvero considerevoli. È sempre stata questa la tendenza o è aumentato negli ultimi anni?

«Quando abbiamo avviato la nostra cooperativa nel 2003, la realtà era molto diversa, la Slovenia non era nemmeno in Comunità Europea, il mercato era molto chiuso e tutto il nostro latte veniva comprato nei caseifici locali; erano loro che poi vendevano l’eventuale esubero direttamente all’estero. In quel periodo la differenza tra il nostro prezzo del latte e quello straniero, per esempio italiano, era molto grande, oscillava tra i 7 centesimi/litro e i 10 centesimi/litro. Questo margine finiva nelle casse dei caseifici, motivo che ha spinto gli allevatori ad organizzarsi in cooperative per commercializzare direttamente il proprio prodotto. Presto, ne sono nate molte di cooperative proprio con l’intento di esportare il latte all’estero dove veniva pagato meglio e, nel frattempo, siamo entrati in Europa. Proprio per questo massiccio incremento di offerta per il mercato estero, ad oggi il prezzo del latte franco stalla si è piuttosto livellato ed è quasi uguale a quello esportato, aggirandosi attorno ai 46-47 centesimi/litro. Noi chiaramente vendiamo al cliente ad un prezzo un pò più alto perché dobbiamo considerare la raccolta e il trasporto, aspetto, quest’ultimo, che incide moltissimo se consideriamo che il cliente più vicino lo abbiamo ad una distanza di circa 200 km. In linea di massima, considerate che queste voci pesano attorno ai 4-5 centesimi al litro. In generale, il prezzo riconosciuto varia di mese in mese, a seconda delle quotazioni di mercato, mentre con i clienti, che sono quattro o cinque, vengono stipulati dei contratti annuali basati sui quantitativi di merce fornita».

Per quel che riguarda le altre attività di cui vi occupate, quali servizi fornite ai soci?

«La commercializzazione di materie prime e fertilizzanti è aperta a tutti e abbiamo attualmente in essere 1.300 contratti commerciali. Il nostro punto di forza sono i prezzi vantaggiosi e siamo sempre alla ricerca di fornitori concorrenziali, avvalendoci anche di realtà estere presenti, ad esempio, in Italia, Austria, Ungheria e Croazia. Ci dedichiamo poi al miglioramento genetico attraverso la vendita di seme di toro, la stesura di piani di accoppiamento mirati e la genotipizzazione delle manze. Per questo ultimo aspetto abbiamo un contratto con due ditte tedesche alle quali consegniamo i campioni biologici e che ci rimandano le elaborazioni su cui lavorare. Collaboriamo molto con le associazioni nazionali della Frisona e Pezzata Rossa per queste attività, perché siamo molto interessati a migliorare la qualità delle vacche e crediamo che la genetica sia lo strumento più efficace per farlo. Altro servizio fornito riguarda la consulenza professionale su diversi aspetti, dalla nutrizione, grazie alla presenza in campo di due tecnici specializzati, alle tematiche agronomiche e gestionali, che vanno anche oltre l’allevamento bovino. Per fare questo ci avvaliamo di una rivista mensile, cartacea e digitale, con cui formiamo ed informiamo i nostri allevatori sulle principali novità del settore, cercando di tenerli sempre aggiornati. Si riceve previa sottoscrizione di un abbonamento, e ad oggi ha una tiratura di circa 4.000 copie. Infine, ma non per importanza, abbiamo un servizio di controllo qualità con un tecnico di laboratorio interamente dedicato ad analizzare il latte, sia per gli aspetti igienico sanitari che qualitativi, in quanto il pagamento è strettamente legato alla qualità. Il parametro che premiamo maggiormente i caseifici è la proteina. Questo vale però per il latte commercializzato all’interno del nostro Paese, mentre per il latte esportato il prezzo si stabilisce a litro senza vincoli o premi particolari sulla qualità, anche perché i clienti ci conoscono bene da molti anni.»

Direttore, prima di salutarci ci aiuterebbe a delineare un quadro della zootecnia slovena di oggi?

«Partiamo dalla considerazione che la Slovenia è un Paese piccolo; pertanto, i numeri sono rapportati alla sua conformazione. Tutta la nazione ha 160.000 bovini totali, di cui 95.000 da latte. Di questi, il 45% sono Pezzate Rosse, 40% Frisone, 7% Brune e il resto misto incroci. Le aziende agricole che producono latte sono oggi 4.500, contro le 8.000 di dieci anni fa. La consistenza media è di 22 vacche per stalla e la stabulazione è prevalentemente libera, anche se nelle zone collinari e montane si trovano anche legate. Per quanto riguarda il latte, la produzione media nazionale è di 78 quintali per lattazione standard, che arriva a 87,5 quintali nel caso delle Frisone e scende a 75 quintali nel caso delle Pezzate Rosse. Per quel che concerne i parametri, la media annuale nazionale delle proteine è 3,4% e del grasso 4,1%. Negli anni il numero delle vacche è sceso molto, ma la produzione è rimasta stabile grazie al miglioramento genetico e alla maggiore attenzione nel management. La tendenza è quella di fare investimenti e migliorie nelle aziende, oppure chiudere, non ci sono vie di mezzo. Circa metà delle stalle hanno introdotto i robot di mungitura perché i giovani hanno un approccio decisamente diverso dalla generazione precedente e cercano del tempo libero. Un altro aspetto che caratterizza la nostra zootecnia è che i terreni sono molto frammentati e la pianura è poca; perciò, la possibilità di produrre alimenti è limitata. Diciamo che per mais (insilato e granella) e fieno siamo autosufficienti, mentre per i mangimi proteici come soia e colza abbiamo necessità di acquistare, così come l’erba medica. Di questa ne importiamo circa 2.000 tonnellate l’anno da Agricole Forte perché noi non disponiamo né di terreni idonei per produrla, né di sistemi di essiccazione adeguati a ottenere prodotti di qualità; perciò, preferiamo acquistare un buon prodotto disidratato, e il nostro fornitore principale è, appunto, l’Italia. Per concludere questo spaccato della nostra realtà, posso dirvi che tutti quelli che persistono in questa attività cercano di farlo nel migliore dei modi. La Slovenia è uno dei Paesi più verdi d’Europa, il 65% è coperto di boschi, c’è grande attenzione all’ambiente e questo può rappresentare un notevole punto di forza per la nostra produzione, considerando anche la direzione verso cui si sta andando a livello politico internazionale su queste tematiche”.