Se ti stai chiedendo cos’è la COP28: si stratta della Conferenza delle Parti, dove le “parti” sono i firmatari della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC United Nations Framework Convention on Climate Change). Quest’anno siamo giunti alla 28° conferenza = COP28.
È stata un’ultramaratona dedicata alla causa climatica: il mio “watch” ha detto che ho camminato circa 150 km in 9 giorni, tra Blue Zone, Green Zone e Innovation Zone a Dubai. Questa COP ha dimostrato di essere non solo un palcoscenico fondamentale per discussioni cruciali… ma anche un’opportunità per mantenere in forma me e gli oltre 70.000 delegati provenienti da tutto il mondo.
Durante questi giorni ho partecipato a oltre 28 conferenze, 2 delle quali mi hanno visto protagonista dal palco, parlando di agricoltura e sostenibilità. Sono stato intervistato molte volte, ho partecipato a 4 dirette con l’Italia con politici e scienziati, assistito a 3 incontri plenari e ho avuto incontri personali con diverse figure di spicco, tra cui ministri, scienziati di IPCC e WMO, rappresentanti della FAO e numerose personalità di vari paesi.
È la mia quarta COP in presenza e trovo che la migliore definizione l’abbia data l’amico Jacopo Bencini, Policy Advisor e UNFCCC Contact Point di Italian Climate Network, uno degli italiani più esperti e meglio inseriti nei meccanismi negoziali delle Conferenze sul Clima, che l’ha paragonata ad “una complessa riunione di condominio, un condominio di 200 inquilini, con l’arduo compito di raggiungere un accordo, sul clima, che soddisfi tutte le parti interessate… e in due settimane”.
La conferenza ha preso il via con il Vertice Mondiale sull’Azione per il Clima, che ha riunito 154 Capi di Stato e di Governo con l’accordo storico sul fondo “loss and damage” per risarcire i Paesi più poveri e vulnerabili alle conseguenze dell’emergenza climatica. Già nel primo giorno della conferenza, sono arrivati 720 milioni di dollari, di cui 100 milioni sono stati promessi dall’Italia, dalla Premier Giorgia Meloni, posizionandoci come uno dei Paesi più generosi. Va detto che questa cifra, rispetto alle necessità stimate per i paesi in via di sviluppo, rappresenta solo lo 0,2% (per affrontare le conseguenze delle recenti alluvioni in Pakistan, per esempio, sono necessari oltre 7 miliardi di dollari!).
L’accordo firmato il 13 dicembre durante la COP28 è descritto in modi contrastanti, considerato sia “storico” che “un’opportunità persa”, sia “forte” che pieno di “scappatoie e lacune”. La valutazione dipende dal punto di vista e dagli obiettivi specifici di chi esprime un’opinione.
Rappresentanti di 197 Paesi e dell’Unione europea hanno ratificato l’accordo, che include il “global stocktake” (un bilancio degli impegni e delle azioni concordate per ridurre le emissioni di gas serra): un accordo storico che segna l'”inizio della fine” dell’era dei combustibili fossili, introducendo una transizione supportata da profonde riduzioni delle emissioni e un finanziamento ampliato.
Il paragrafo 28 della decisione è centrale riguardo alle fonti fossili. La formulazione è più mitigata rispetto a quanto sperato, con l’invito più blando della COP verso politiche di fuoriuscita (“transitioning away”) dalle fonti fossili nei sistemi energetici. Alcuni considerano la COP28 l’inizio della fine per petrolio, gas e carbone sulla base di questa formulazione, mentre altri vedono lacune, specialmente per l’assenza delle espressioni “phase out” o “phase down”.
A Dubai, il Segretario Esecutivo delle Nazioni Unite per i Cambiamenti Climatici, Simon Stiell, ha dichiarato che “sebbene non sia stata voltata pagina sull’era dei combustibili fossili, il risultato della COP28 segna l’inizio della fine“. Sultan Al Jaber, presidente della COP28 (e ricordiamo contemporaneamente CEO dell’azienda petrolifera statale Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ha definito l’accordo “storico“, affermando che gli EAU sono orgogliosi del loro ruolo nella mediazione “del primo accordo sul clima che menziona esplicitamente i combustibili fossili“.
Il documento riconosce la necessità di riduzioni profonde e immediate delle emissioni di gas serra per conformarsi ai percorsi climatici di 1,5°C. Invita le Parti a impegnarsi in sforzi globali, adattando le azioni ai contesti nazionali e alle circostanze. I principali punti includono:
- Triplicare la capacità di produzione di energia rinnovabile a livello globale e raddoppiare il tasso medio annuo globale di miglioramenti dell’efficienza energetica entro il 2030.
- Accelerare gli sforzi verso l’eliminazione graduale dell’energia prodotta dal carbone.
- Accelerare gli sforzi a livello globale verso sistemi energetici a zero emissioni nette, utilizzare combustibili a zero e a basso contenuto di carbonio ben prima o intorno alla metà del secolo.
- Abbandonare i combustibili fossili nei sistemi energetici, in modo giusto, ordinato ed equo, accelerando l’azione in questo decennio critico, in modo da raggiungere lo zero netto entro il 2050 in linea con la scienza.
- Accelerare le tecnologie a zero e basse emissioni, comprese, tra l’altro, le energie rinnovabili, il nucleare, le tecnologie di abbattimento e rimozione come la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio, in particolare nei settori difficili da abbattere, e la produzione di idrogeno a basse emissioni di carbonio.
- Accelerare e ridurre sostanzialmente le emissioni diverse dal biossido di carbonio a livello globale, comprese in particolare le emissioni di metano entro il 2030.
- Accelerare la riduzione delle emissioni derivanti dal trasporto stradale lungo una serie di percorsi, anche attraverso lo sviluppo delle infrastrutture e la rapida diffusione di veicoli a zero e a basse emissioni.
- Eliminare gradualmente, quanto prima possibile, i sussidi inefficienti ai combustibili fossili che non affrontano la povertà energetica o le semplici transizioni.
La formulazione finale dell’accordo può essere interpretata come una concessione alle nazioni OPEC+ poiché pone l’accento sul lato della domanda anziché sulla produzione. Alcuni ritengono che ciò possa essere un segnale favorevole per i produttori di petrolio, come dimostrato dalla soddisfazione apparente degli ufficiali sauditi alla COP28. La domanda di petrolio però continua a crescere, e il recente rapporto del Fondo Monetario Internazionale evidenzia un incremento di 2.100 miliardi rispetto al 2020 raggiungendo i 7.000 miliardi di dollari.
Sebbene sia probabilmente il miglior risultato possibile, resta il dubbio se sarà sufficiente per rimanere al di sotto dell’obiettivo di 1,5°C. Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha sottolineato che “a coloro che hanno opposto resistenza a un chiaro riferimento al “phase-out” desidero comunicare, che la scienza ci dice che limitare il riscaldamento globale a 1,5°C sarà impossibile senza il “phase-out” dai combustibili fossili e, che lo si accetti o meno, l’eliminazione dei combustibili fossili è inevitabile. Speriamo solo che questa transizione non arrivi troppo tardi.
Una buona notizia: il cibo al centro dell’attenzione alla COP28
A differenza delle scorse edizioni, il cibo e l’agricoltura hanno assunto un ruolo centrale, con leader mondiali e grandi produttori che hanno annunciato accordi storici per affrontare il ruolo dell’agricoltura nei cambiamenti climatici. Temi chiave, come raccolta dei dati, monitoraggio delle emissioni, innovazioni, agricoltura rigenerativa e sostenibile, politiche e strumenti di finanza, sono stati ampiamente esplorati. È stato sottolineato il ruolo cruciale degli agricoltori, spesso trascurati, che devono tornare al centro delle strategie per affrontare le sfide legate al sistema alimentare.
152 Paesi, inclusa l’Italia, hanno ufficialmente firmato la Dichiarazione “Agricoltura Sostenibile, Sistemi Alimentari Resilienti e Azione per il Clima” per adeguare i sistemi alimentari ai cambiamenti climatici, contribuire alla riduzione globale delle emissioni e la fame nel mondo. Inoltre Bel Group, Danone, General Mills, Kraft Heinz, Lactalis USA e Nestlé, hanno annunciato l’impegno a ridurre le emissioni di metano derivanti dalla produzione lattiero-casearia con la creazione della Dairy Methane Action Alliance.
La Federazione Internazionale del Latte (IDF) e l’Associazione Lattiero-Casearia Europea (EDA) hanno organizzato alcuni eventi di alto valore, uno, in particolare, dal titolo “Come gli alimenti di origine animale nutrono il mondo in tempi di cambiamento climatico”. Gli interventi hanno offerto un approccio olistico affrontando temi come la nutrizione, la sostenibilità economica e sociale, l’impatto ambientale e l’azione climatica all’interno dei sistemi agroalimentari.
La Direttrice Generale dell’IDF, Caroline Emond, ha menzionato la necessità di mantenere una strategia equilibrata che comprenda nutrizione (mi è piaciuto molto il passaggio da “feed the world” a “nourish the world” – da sfamare, a nutrire il mondo), sostenibilità economica e sociale, e azione climatica all’interno dei sistemi agroalimentari, di riconoscere l’importanza degli alimenti di origine animale per diete sane e nutrienti, e di concentrarsi su metodi innovativi che supportino la produzione sostenibile di alimenti di origine animale allineati agli obiettivi di azione climatica.
La Direttrice della divisione Alimentazione e Nutrizione della FAO, Dott.ssa Lynnette Neufeld, ha spiegato: “Esistono evidenze sostanziali che il latte e i prodotti lattiero-caseari hanno esiti positivi sulla salute in tutte le fasi della vita fornendo importanti nutrienti essenziali in forme altamente biodisponibili “.
Ho avuto modo di dialogare molto con il presidente di IDF, l’italiano e vulcanico Piercristiano Brazzale, che ho trovato molto preparato e attento alle istanze del clima e dell’ambiente per integrarle con quelle degli allevatori e dei consumatori, e che tra le altre cose mi ha detto: “Marco, sempre più allevatori nel mondo si stanno impegnando a ridurre il loro impatto climatico e ambientale, ma ricordiamolo che lo fanno mentre nutrono le persone e presidiano il territorio!”.
Durante la COP28, è stato presentato il nuovo rapporto FAO “Pathways towards lower emissions – A global assessment of the greenhouse gas emissions and mitigation options from livestock agrifood systems“.
Il Dr. Thanawat Tiensin, Direttore della Divisione di Produzione e Salute degli Animali presso la FAO, ha evidenziato l’importanza di implementare soluzioni di mitigazione per ridurre le emissioni di gas serra derivanti dai sistemi alimentari e di allevamento del bestiame. Il rapporto sottolinea che: “Se non facciamo nulla da oggi fino al 2050, raggiungeremo 9 miliardi di tonnellate! Tuttavia, se implementiamo tutti gli strumenti e le soluzioni di mitigazione disponibili, possiamo ridurlo a 1,9 miliardi di tonnellate. Tutte queste soluzioni lavorano sinergicamente, quindi non è solo 1+1=2, ma piuttosto 1+1+1 = 5. È ora il momento di agire!”
Durante un incontro con il Vice Direttore della FAO, Dr. Zitouni Ould-Dada, con cui mi confronto da anni, è emersa la centralità dell’agricoltura nelle discussioni della COP28. Nel panel “Food security on a boiling planet,” è stata sottolineata l’importanza di dare spazio agli agricoltori in queste conversazioni, riconoscendo la fondamentale voce che essi hanno nel plasmare il futuro alimentare. Ould-Dada ha enfatizzato la necessità di “soluzioni scientifiche e pratiche, da attuare immediatamente, per affrontare le sfide legate alla sicurezza alimentare in un pianeta che si surriscalda”.
E parlando di soluzioni scientifiche, come sempre, è stato bello rincontrare l’amico professor Frank Mitloehner della University of California, Davis, USA, La collaborazione in corso dal 2018, ha generato due pubblicazioni scientifiche sui prodotti della mia azienda: SOP LAGOON e SOP STAR COW (dove sono dimostrate riduzioni significative di metano e ammoniaca nei liquami e del metano enterico, incrementando le proteine nel latte), “L’intervento mirato sul metano, in particolare riducendo le emissioni enteriche e quelle derivanti dai liquami, trasforma gli allevamenti di bovini da una fonte di riscaldamento climatico a una soluzione in grado di contribuire al raffreddamento del clima. Le soluzioni, come quelle di SOP, esistono e auspico che vadano sempre più utilizzate!”
Un incontro davvero impattante è stato quello organizzato dal WMO (Organizzazione meteorologica mondiale) dal titolo: “Building observational evidences of carbon uptake by forest” (Stabilire evidenze dal monitoraggio dell’assorbimento di carbonio da parte delle foreste). La Dr.ssa Oksana Tarasova, responsabile del Segretariato WMO, con cui da anni mi confronto, critica brillantemente il mercato volontario dei crediti di carbonio legati alle foreste, affermando che rappresenta l’appropriazione di risorse già esistenti, con la capacità di assorbimento che va misurata.
In particolare, in Amazzonia, dove sono stati venduti molti di questi crediti, la Dr.ssa Luciana Gatti del Brazil’s National Institute for Space Research (INPE), ha rivelato che la foresta pluviale non è più in grado di rimuovere completamente l’anidride carbonica, diventando un emettitore netto a causa della deforestazione e degli incendi. Il suo studio, pubblicato su Nature, evidenzia la crescente distruzione della foresta amazzonica e sottolinea che “dovremmo concentrarci maggiormente sulla riduzione delle emissioni, provenienti da qualsiasi attività umana, inclusa l’agricoltura, anziché limitarci a compensare attraverso l’acquisto di alberi o parti di foreste già esistenti e, spesso, non così efficienti come si pensava nell’assorbire la CO2”.
Cari Amici, lettori di Ruminantia, grazie per aver dedicato il vostro tempo anche quest’anno a esplorare con me questi 10 giorni intensi di incontri e riflessioni.
Siamo consapevoli che il mondo dell’agricoltura e dell’allevamento sta attirando sempre più attenzione, ma è cruciale ricordare che le azioni che intraprendiamo nel “nostro mondo” sono fondamentali: in agricoltura e allevamento la maggior parte dei gas climalteranti coinvolti sono biogenici, parte di cicli naturali di trasformazione di carbonio e azoto. Il più importante di essi è il metano, e ridurne le emissioni può portare ad un impatto raffreddante a breve termine!
Altri settori possono essere (e lo devono essere!) solo “meno riscaldanti”, noi siamo chiamati a essere parte delle soluzioni, a diventare veri eroi del clima, mentre continuiamo a nutrire 8 miliardi di persone!
Si può fare, e si può fare subito!








































































