La FDA ha pubblicato la bozza della guida sull’etichettatura delle bevande a base vegetale commercializzate come alternative al latte. Secondo l’ente govrernativo i produttori dovrebbero mostrare sulla confezione informazioni ben visibili che evidenzino quali sostanze nutritive mancano nei “latti” a base vegetale, per aiutare i consumatori a fare scelte dietetiche informate.
Il 22 febbraio la Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha presentato la bozza delle raccomandazioni per l’industria sulla denominazione degli alimenti a base vegetale commercializzati e venduti come alternative al latte, bozza che raccomanda inoltre dichiarazioni nutrizionali volontarie per l’etichettatura di queste bevande.
“Il documento è stato sviluppato per aiutare ad affrontare il significativo aumento dei prodotti alternativi al latte a base vegetale che abbiamo visto diventare disponibili sul mercato nell’ultimo decennio“, ha affermato il commissario della FDA Robert M. Califf, “La bozza di raccomandazioni pubblicata oggi dovrebbe portare a fornire ai consumatori un’etichettatura chiara che riporti le informazioni necessarie per prendere decisioni sia nutrizionali che di acquisto informate sui prodotti che comprano per sé e per le loro famiglie.“
Oltre all’aumento della disponibilità sul mercato e del consumo, la FDA ha sottolineato come anche la varietà di prodotti alternativi si sia notevolmente ampliata: alle più classiche bevande derivate da soia, riso e mandorle, si sono aggiunte quelle da anacardi, cocco, semi di lino, nocciole, semi di canapa, noci di macadamia, avena, piselli, arachidi, noci pecan, quinoa e noci.
“Sebbene questi prodotti siano degli estratti a base liquida di materiali vegetali, come noci, legumi, semi o cereali, – ha dichiarato l’FDA – sono spesso etichettati con nomi che includono il termine “latte”“.
La bozza “Labeling of Plant-based Milk Alternatives and Voluntary Nutrient Statements: Guidance for Industry” raccomanda che nel caso in cui un prodotto a base vegetale includa il termine “latte” nel suo nome (ad esempio, “latte di soia” o ” latte di mandorla”), e abbia una composizione nutritiva diversa da quella del latte, sia inclusa una dichiarazione nutrizionale volontaria che sottolinea le differenze rispetto al latte. Questo confronto confronto sarebbe basato sui criteri nutrizionali delle bevande alternative al latte messi a punto dal Dipartimento dell’agricoltura (USDA).
Ad esempio, l’etichetta potrebbe riportare la dicitura: “Contiene quantità inferiori di vitamina D e calcio rispetto al latte“.
Il lavoro dell’FDA è iniziato a settembre 2018, ed ha tenuto conto degli oltre 13.000 commenti ricevuti.
Il consumo di latticini, compreso il latte, è raccomandato dalle linee guida dietetiche statunitensi come parte di un modello alimentare sano. Questi alimenti apportano molteplici nutrienti chiave, tra cui proteine e vitamine A e B-12, insieme a calcio, potassio e vitamina D, che sono attualmente sottoconsumati negli Stati Uniti.
“La presenza di una quantità sufficiente di nutrienti nel latte e nelle bevande di soia fortificate è particolarmente importante per aiutare i bambini a crescere e svilupparsi. – ha sottolineato Susan T. Mayne, direttore del Centro per la sicurezza alimentare e la nutrizione applicata della FDA. – I genitori e gli operatori sanitari dovrebbero sapere che molte alternative a base vegetale non hanno gli stessi nutrienti del latte. Le etichette sono importanti per sostenere il comportamento dei consumatori, quindi incoraggiamo l’uso delle dichiarazioni nutrizionali volontarie per aiutarli a prendere decisioni informate“.
La bozza è al momento aperta ai commenti e non si applica ad altre alternative ai prodotti lattiero-caseari a base vegetale, come i formaggi a base vegetale o le alternative allo yogurt. La FDA sta infatti sviluppando una bozza specifica per questi alimenti.
La bozza è stata però con diffidenza da alcune associazioni di categoria. La National Milk Producers Federation ritiene infatti che questa non sia sufficiente sebbene rappresenti un primo passo verso la giusta direzione.
“L’annuncio della FDA rappresenta un passo avanti, anche se non riesce a porre fine al problema decennale dell’uso fuorviante della terminologia casearia nell’etichetta delle bevande a base vegetale. – ha dichiarato Jim Mulhern, presidente e CEO della National Milk Producers Federation. -Riconoscendo sia l’assoluta mancanza di standard nutrizionali prevalenti nelle bevande a base vegetale sia la confusione sui valori nutrizionali a causa dell’uso illegale di termini caseari, la guida proposta oggi dalla FDA fornirà una maggiore trasparenza che è assolutamente necessaria per i consumatori per fare scelte informate.“
“Tuttavia, la decisione di consentire a tali bevande di continuare a utilizzare in modo inappropriato la terminologia casearia viola gli stessi standard di identità della FDA. Respingiamo la logica circolare dell’agenzia secondo cui la sua passata inerzia nel far applicare le norme reltive all’etichettatura ora giustifica l’etichettatura di tali bevande come “latte”, designando questo uso come un termine comune e consueto. L’inazione passata è un precedente inadeguato per giustificare l’inazione presente e futura.“






































































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