Finalità della proposta di legge è quella di tutelare la redditività delle imprese agricole, prevedendo criteri che stabiliscano chiaramente quali siano i fattori che concorrono alla formazione del prezzo inserito nel contratto di cessione, anche alla luce del considerando (6) della direttiva (UE) 2019/633, il quale rileva che, sebbene il rischio commerciale sia un dato di fatto implicito in qualunque attività economica, la produzione agricola è caratterizzata anche da un’estrema incertezza dovuta sia alla dipendenza dai processi biologici sia all’esposizione ai fattori meteorologici.

Lunedi 17 aprile è stato pubblicato il dossier n. 95 relativo alla proposta di legge recante “Modifiche al decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 198, in materia di considerazione dei costi di produzione per la fissazione dei prezzi nei contratti di cessione dei prodotti agroalimentari, e delega al Governo per la disciplina delle filiere di qualità nel sistema di produzione, importazione e distribuzione dei prodotti agroalimentari”. L’iniziativa Parlamentare presentata alla Camera il 1° febbraio 2023 dall’Onorevole Davide Bergamini, era stata poi assegnata alla XIII Commissione Agricoltura in sede referente lo scorso 10 marzo.

Il legislatore nazionale ha sentito la necessità di creare condizioni tali affinché nelle relazioni tra i diversi anelli della filiera i rapporti di forza contrattuale non possano trasformarsi in vere e proprie pratiche sleali.

La proposta di legge (AC 851) si compone di due articoli:

L’art. 1 reca modifiche al D.lgs. 8 novembre 2021, n. 198, che ha recepito la Direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali. In particolare, il comma 1 introduce una definizione dei “costi di produzione” stabilendo una serie di elementi che portano a tale definizione. Il comma 2 introduce la specificazione secondo cui, nello stabilire i prezzi, nei rapporti tra fornitori e acquirenti, questi devono tenere conto dei costi di produzione così come definiti dal comma 1 dell’art. 1 della proposta di legge in esame.

L’art. 2 reca una delega al Governo per la disciplina delle filiere di qualità nel sistema di produzione, importazione e distribuzione dei prodotti agroalimentari. Con il comma 1 si delega il Governo ad emanare un decreto legislativo, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, che disciplini le filiere di produzione, importazione e distribuzione dei prodotti agroalimentari che rispettano i parametri di qualità, sostenibilità ambientale, sociale ed economica, riduzione dell’uso di pesticidi e salute e benessere animale. Il decreto dovrà essere adottato su proposta dal Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, di concerto con il Ministro delle imprese e del made in Italy e con il Ministro dell’economia e delle finanze, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome. Il decreto sarà trasmesso alle Camere per il parere delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Infine la delega dovrà essere attuata senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

L’aumento dei prezzi internazionali delle materie prime energetiche e agricole ha comportato un generalizzato aggravio dei costi a carico delle aziende agricole italiane già a partire dalla seconda metà del 2021 e per tutto il 2022. Questa crisi economica che sta colpendo il settore agricolo italiano non sembra trovare fine. Secondo le stime preliminari dell’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nell’Unione europea a 27 Stati membri l’incremento medio dei costi di produzione delle aziende agricole è stato del 23,1%, con valori al rialzo di almeno il 10% in tutti gli Stati. I prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori sono aumentati sensibilmente, con balzi che riguardano i fertilizzanti (+63,4%), i prodotti energetici (+49,7%) e gli alimenti per animali (+25,1%).

La situazione, già critica, è stata ulteriormente aggravata dall’andamento climatico sfavorevole del 2022, che ha causato un calo del volume della produzione nella misura del 3%. Gli imprenditori agricoli, afflitti dalla crescente instabilità delle condizioni meteorologiche, si trovano quindi costretti a rivedere le proprie scelte gestionali per contenere le spese, diminuendo l’utilizzo o rimandando l’acquisto di alcuni beni e cambiando, in alcuni casi, il piano colturale.

La redditività delle aziende agricole è messa in difficoltà dall’impossibilità di trasferire a valle gli aumenti dei costi per evitare una insostenibile compressione dei margini operativi. Se il tema dei costi di produzione ha assunto una rilevanza probabilmente mai raggiunta prima, sono comunque alcuni anni che il legislatore avverte la necessità di creare condizioni tali affinché nelle relazioni tra i diversi comparti della filiera i rapporti contrattuali non si trasformino in vere e proprie pratiche sleali.

Anche nel panorama europeo il “clima” è cambiato radicalmente e le relazioni commerciali sono divenute oggetto della Direttiva (UE) 2019/633 in materia di pratiche commerciali sleali nei rapporti tra imprese nella filiera agricola e alimentare, che i singoli Stati dell’Unione hanno recepito. In un decennio si è passati dalla disciplina dell’art. 62 del D.lg. 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla L. 24 marzo 2012, n. 27, alla più recente Direttiva sopracitata, recepita con il D.lg. 8 novembre 2021, n. 198, che ha visto spesso l’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare come l’ente deputato a fornire i valori di riferimento per quanto riguarda i costi di produzione nel settore agricolo.

Tuttavia, nell’ultimo decennio i prezzi agricoli nell’Unione europea non sono stati al riparo dalle fluttuazioni del mercato internazionale delle materie prime e dagli impatti degli shock economico-finanziari globali. L’Unione europea, se da un lato ha offerto grandi opportunità in termini di sbocchi di mercato per i prodotti agroalimentari europei, dall’altro lato ha reso i prezzi interni all’Unione più soggetti all’instabilità dei mercati mondiali; un’instabilità che nell’ultimo decennio risulta anche amplificata dagli effetti del cambiamento climatico, manifestatosi attraverso un aumento dell’intensità e della frequenza di eventi meteorologici estremi e una maggiore esposizione della produzione a rischi sanitari e fitosanitari, influenzando l’offerta dei prodotti agricoli a livello mondiale, europeo e nazionale. 

Invero, grandi fluttuazioni dei prezzi e delle produzioni possono determinare vincoli nei flussi di cassa o problemi di liquidità, mentre l’incertezza riguardo al reddito atteso, insieme con la bassa redditività, possono portare a bassi investimenti, con conseguente perdita di competitività e capacità di innovazione nel lungo termine.

Per questo motivo il legislatore si stà adoperando affinché nelle relazioni tra i diversi anelli della filiera i rapporti di forza contrattuale non si trasformino in pratiche sleali.

In conclusione, la proposta di legge rappresenta un importante passo avanti per tutelare la redditività delle imprese agricole, per garantire una maggiore equità e sostenibilità nel settore agroalimentare, e una miglior tutela per i produttori.