“Laudate Deum” è un’invocazione che risuona nell’aria con una forza che trascende le parole stesse. È l’invito a lodare Dio per tutte le sue creature, un richiamo alla sensibilità e alla compassione che San Francesco d’Assisi ha incarnato nella sua vita, nei suoi canti e nei suoi gesti. In queste pagine, Papa Francesco ci conduce in un viaggio alla scoperta di un legame profondo tra la fede e la cura del nostro pianeta. La sua voce ci invita infatti a riscoprire la nostra responsabilità di custodi del pianeta.

Nelle parole di Gesù, citate nel Vangelo secondo Matteo e Luca, riecheggia una tenerezza senza pari per le creature del Padre Celeste. Una tenerezza che ci sfida a riflettere sul nostro rapporto con il creato e ci spinge a considerare il valore intrinseco di ogni essere vivente. È un richiamo ad ammirare la bellezza e la complessità della natura che ci circonda, e a riconoscere la responsabilità che abbiamo di custodirla.

Ad otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica “Laudato sì”, Papa Francesco pubblica “Laudate Deum” un’esortazione apostolica che ci pone di fronte a una realtà indiscutibile: il mondo che ci ospita si sta sgretolando e forse si sta avvicinando ad un punto di rottura. Non c’è dubbio che l’impatto del cambiamento climatico rappresenti una minaccia concreta per la vita di molte persone e famiglie. L’effetto si farà sentire in vari ambiti, dalla salute alla disponibilità delle risorse, dalle migrazioni forzate alle abitazioni precarie. Si tratta di un problema globale che mette in pericolo la dignità della vita umana stessa.

Il cambiamento climatico non è solo una questione ecologica, ma una sfida sociale e morale che coinvolge l’intera comunità globale. È un “peccato strutturale” che richiede la nostra attenzione e il nostro impegno.

In questo articolo, cerchiamo di osservare l’esortazione apostolica “Laudate Deum” di Papa Francesco, nella speranza di trovare orientamenti preziosi per affrontare la sfida più grande che il nostro pianeta e la nostra umanità abbiano mai conosciuto.

La crisi climatica

La genesi dell’esortazione apostolica “Laudate Deum” di Papa Francesco affronta in modo incisivo ed esplicito la crisi climatica globale, mettendo in evidenza i segni inequivocabili del cambiamento climatico.

“Per quanto si cerchi di negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli, i segni del cambiamento climatico sono lì, sempre più evidenti.”

Oggi infatti i segni del cambiamento climatico non possono più essere ignorati né tanto meno negati. Il Pontefice cita fenomeni come periodi di caldo anomalo, siccità, alluvioni e altre manifestazioni della “malattia silenziosa” che sta colpendo il pianeta. Sottolinea che, mentre non tutte le catastrofi possono essere direttamente attribuite al cambiamento climatico globale, è verificabile che le attività umane stanno aumentando la probabilità di eventi estremi più frequenti e intensi.

Viene inoltre messo in luce il fatto che l’accelerazione del riscaldamento del pianeta è un fenomeno senza precedenti nella storia, che si sta verificando a una velocità tale da essere percepibile durante la vita di una singola generazione portando a gravi conseguenze, tra cui l’innalzamento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacciai, con impatti significativi sulle popolazioni e sugli ecosistemi.

Il Papa nella sua esortazione affronta anche alcune argomentazioni controverse, come quelle di chi tenta di minimizza o negare il cambiamento climatico citando dati presumibilmente scientifici secondo cui il pianeta ha sempre avuto e avrà sempre periodi di raffreddamento e riscaldamento. I dati, tuttavia, evidenziano che la velocità attuale del riscaldamento è innegabilmente legata all’attività umana, e che i cambiamenti climatici stanno avvenendo in un arco temporale molto più breve di quanto si sia mai visto in passato.

L’esortazione prosegue esaminando l’origine umana del cambiamento climatico, evidenziando come l’aumento delle emissioni di gas serra sia correlato all’industrializzazione e allo sviluppo economico. Il Papa respinge l’idea di coloro i quali nel tentativo di semplificare la realtà incolpano i poveri di avere troppi figli e di essere i principali responsabili del problema e sottolinea, dati alla mano, che le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono di molto superiori a quelle dei Paesi più poveri.

“Come dimenticarci che l’Africa, che ospita più della metà delle persone più povere del mondo, è responsabile solo di una minima parte delle emissioni storiche?”

Il Pontefice ci invita a considerare anche che gli sforzi posti in essere per mitigare il cambiamento climatico e adottare energie pulite genereranno nuovi posti di lavoro invece di causare disoccupazione. Tra le altre, anche la crisi pandemica da Covid-19 ha evidenziato la profonda interconnessione tra la vita umana, gli altri esseri viventi e l’ambiente. Questo ci permette di ribadire due convinzioni fondamentali cui il Papa tiene profondamente: “tutto è collegato” e “nessuno si salva da solo”.

Ripensare l’uso del potere 

Nel secondo passo dell’esortazione apostolica il Pontefice affronta il tema del crescente paradigma tecnocratico che sta alla base dell’attuale processo di degrado ambientale. Il paradigma rappresenta una visione distorta della vita umana e delle sue azioni, che contraddice la realtà fino al punto di rovinarla.

Il Papa spiega che il paradigma tecnocratico si basa sull’idea errata che la tecnologia e l’economia possano generare spontaneamente il bene, la verità e la realtà stessa. Questa concezione porta all’illusione di una crescita economica infinita, spinta dall’entusiasmo degli economisti e dei teorici della finanza e della tecnologia. Tuttavia, negli ultimi anni, si è assistito a un ulteriore avanzamento di questo paradigma, alimentato dall’intelligenza artificiale e dagli sviluppi tecnologici che promettono di ampliare all’infinito le capacità umane.

Il problema principale, secondo Papa Francesco, è l’ideologia che sottende questa ossessione per l’aumento illimitato del potere umano, considerando la realtà non umana come una mera risorsa al servizio dell’uomo. “Questa mentalità trasforma tutto ciò che esiste in uno schiavo delle ambizioni umane, privandolo del suo valore intrinseco.”

Il Papa mette in guardia dal fatto che il potere straordinario generato dalla tecnologia dà, a coloro che lo controllano, un dominio impressionante sulla vita umana e sull’intero pianeta. Questo potere non è sempre utilizzato a fin di bene, e la sua concentrazione nelle mani di pochi è estremamente rischiosa. Il problema si pone inquanto la crescita tecnologica non è stata adeguatamente accompagnata da uno sviluppo etico dell’essere umano, il che rende ancora più pericoloso l’uso di questo potere.

Papa Francesco sottolinea che non ogni aumento di potere rappresenta un progresso per l’umanità, facendo riferimento a esempi storici in cui il progresso tecnologico è stato utilizzato per scopi distruttivi (lanciare bombe atomiche, annientare gruppi etnici). “L’idea di progresso non deve oscurare la comprensione degli effetti devastanti che il potere umano può avere sull’ambiente e sulla vita delle persone.”

In contrasto con il paradigma tecnocratico, il Papa afferma che il mondo che ci circonda non è un oggetto di sfruttamento illimitato, ma piuttosto un sistema complesso in cui l’essere umano è parte integrante. Questa visione implica che “l’umanità debba considerarsi parte della natura, e non come un mero fattore esterno capace solo di danneggiare l’ambiente”.

Qui il Papa ci invita riflettere sulla questione del potere umano, riconoscendone i limiti e cercando di sviluppare un approccio etico che tenga conto del benessere dell’intero pianeta. È necessario riconsiderare il significato e i limiti del potere umano, cercando un equilibrio tra progresso tecnologico e responsabilità verso l’ambiente e le future generazioni.

La fragilità della politica internazionale

Il Pontefice affronta il tema della debolezza della politica internazionale sottolineando l’importanza di riconfigurare un rinnovato multilateralismo per affrontare le sfide globali. Egli sottolinea che, nonostante la storia mostri segni di regresso, ogni generazione deve impegnarsi nelle lotte e nelle conquiste delle generazioni precedenti e perseguire obiettivi sempre più elevati. Per ottenere un progresso solido e duraturo, il Papa ci invita a considerare l’importanza di favorire accordi multilaterali tra gli Stati.

Il multilateralismo di cui il Papa ci parla non deve essere confuso con l’idea di un’autorità mondiale centralizzata in una sola persona o in un’élite che detiene il potere. Al contrario, si tratta di sviluppare organizzazioni mondiali efficaci con l’autorità necessaria per garantire il bene comune globale, combattere la fame, la miseria e difendere i diritti umani fondamentali. Queste organizzazioni dovrebbero essere dotate di una reale autorità per assicurare la realizzazione di obiettivi irrinunciabili e stabilizzare l’efficacia del multilateralismo.

Il Papa esprime preoccupazione per il fatto che le crisi globali vengano “sprecate” e che le strategie sviluppatesi a seguito sembrano orientate verso il maggior individualismo e la minore integrazione, a vantaggio dei potenti, come accaduto per la crisi finanziaria del 2007-2008 e per l’emergenza sanitaria dovuta all’epidemia da Covid-19.

La sfida attuale, ha sottolineato il Pontefice, è quella di riconfigurare il multilateralismo alla luce della nuova situazione globale. Le aggregazioni e le organizzazioni della società civile possono contribuire a compensare le debolezze della comunità internazionale, migliorando la coordinazione e l’attenzione ai diritti umani. Inoltre, la globalizzazione favorisce gli scambi culturali e la conoscenza reciproca, portando a un multilateralismodal basso”, influenzato da iniziative che emergono dalla società civile in tutto il mondo.

Il Papa enfatizza la necessità di rispettare la dignità umana al di là delle circostanze e di favorire un multilateralismo che ponga l’etica al di sopra degli interessi locali o contingenti. Anche se le potenze emergenti stanno diventando sempre più influenti, la diplomazia tradizionale e la cooperazione multilaterale sono ancora indispensabili.

Francesco sottolinea la complessità del mondo multipolare e la necessità di un quadro diverso per la cooperazione efficace, che comprenda meccanismi globali per affrontare le sfide ambientali, sanitarie, culturali e sociali. Questo richiede una nuova procedura per il processo decisionale e la legittimazione delle decisioni, inclusi spazi di conversazione, consultazione, arbitrato e risoluzione dei conflitti, per una maggiore “democratizzazione” a livello globale e una migliore protezione dei diritti umani e della casa comune.

Le conferenze sul clima: progressi e fallimenti

Da decenni, i rappresentanti di oltre 190 Paesi si riuniscono periodicamente nelle Conferenze delle Parti (COP) per affrontare la questione climatica. Alcune di queste conferenze sono state definite un fallimento, come la COP15 di Copenaghen (2009), mentre altre hanno permesso di compiere passi importanti, come la COP3 di Kyoto (1997) che ha portato all’adozione del Protocollo di Kyoto. Tuttavia, l’obiettivo fissato per il 2012 di ridurre le emissioni di gas serra del 5% rispetto al 1990 fissato dal Protocollo di Kyoto non è stato raggiunto. Il Protocollo ha però impegnato le parti ad attuare programmi di adattamento per ridurre gli effetti del cambiamento climatico già in corso e ha previsto assistenza per i Paesi in via di sviluppo per coprire i costi di queste misure.

Successivamente, è stato proposto un meccanismo relativo alle perdite e ai danni causati dai cambiamenti climatici, cercando di compensare gli effetti devastanti provocati nei Paesi più vulnerabili. Tuttavia, la questione delle perdite e dei danni è stata oggetto di discussioni complesse nelle COP successive.

La COP21 di Parigi (2015) è stata un altro momento significativo poiché ha prodotto un accordo che ha coinvolto tutti. L’Accordo mira a mantenere l’aumento delle temperature globali al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, con l’obiettivo di scendere sotto gli 1,5 gradi. Tuttavia, nonostante sia vincolante, non prevede sanzioni per l’osservanza degli obblighi.

Dopo alcune conferenze con scarsi risultati e la delusione della COP25 di Madrid nel 2019, la COP26 di Glasgow nel 2021 aveva l’obiettivo di rilanciare l’Accordo di Parigi. Tuttavia, il risultato è stato limitato ad una abbondanza di “esortazioni” da cui era difficile attendersi un impatto reale. Le proposte volte a garantire una transizione rapida ed efficacie verso forme di energia meno inquinante non sono riuscite a fare progressi.

La COP27 di Sharm el-Sheikh nel 2022 è stata minacciata dalla crisi economica ed energetica causata dall’invasione dell’Ucraina e dall’aumento dell’uso del carbone. È emerso chiaramente dalla condizione ancora attuale che i combustibili fossili forniscono ancora la maggior parte dell’energia mondiale.

Papa Francesco sottolinea che gli accordi internazionali ad oggi hanno avuto un basso livello di attuazione a causa della mancanza di adeguati meccanismi di controllo, verifica e sanzione delle inadempienze. I negoziati internazionali sono ostacolati dalle posizioni dei Paesi che privilegiano i propri interessi nazionali rispetto al bene comune globale.

Relativamente al ruolo che la politica internazionale gioca nella lotta al cambiamento climatico, il Papa ci invita a sviluppare maggiore consapevolezza e senso di responsabilità.

“Quanti subiranno le conseguenze che noi tentiamo di dissimulare, ricorderanno questa mancanza di coscienza e di responsabilità.”

Cosa ci si aspetta dalla COP 28 di Dubai

La prossima Conferenza delle Parti (COP28) si terrà a Dubai negli Emirati Arabi Uniti, uno tra i più grandi paesi esportatori di energia fossile, che solo in tempi più recenti ha investito nelle energie rinnovabili. Tuttavia, le compagnie petrolifere e del gas continuano ad ambire a nuovi progetti per espandere la produzione, il che rende incerto il risultato stesso della Conferenza.

La speranza è che la COP28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente. Questa conferenza potrebbe essere un punto di svolta per dimostrare che gli sforzi compiuti fin dal 1992 erano seri e opportuni, ma c’è anche il rischio che possa essere una grande delusione e che sia messo a rischio tutto il progresso raggiunto finora.

Nonostante i numerosi negoziati e accordi sul clima, le emissioni globali continuano a crescere, sebbene si possa sostenere che senza questi accordi sarebbero aumentate ancora di più. Il Papa sottolinea che la transizione verso energie pulite come l’energia eolica e solare e l’abbandono dei combustibili fossili non sta procedendo abbastanza rapidamente. È necessario agire in fretta per evitare che il riscaldamento globale superi i limiti auspicabili.

Papa Francesco invita a superare la logica di affrontare il problema ambientale con soluzioni tecniche superficiali e a riconoscere che la questione climatica è un problema umano e sociale che richiede il coinvolgimento di tutti. L’approccio basato solo su interventi tecnologici può essere inadeguato e rischia di nascondere i problemi più profondi del sistema mondiale. Il Papa esorta tutti a smettere di considerare la questione climatica solo come un problema “verde” o ambientale e ad ammettere che si tratta di una sfida che coinvolge l’intera umanità a vari livelli. Invita anche le famiglie a prendere coscienza che il futuro dei loro figli è in gioco.

“Auspico che la prossima Conferenza delle Parti ci conduca al raggiungimento di impegni vincolanti e monitorabili per una transizione energetica efficiente, drastica e intensa, perchè solo in questo modo si potranno prevenire i peggiori scenari legati al cambiamento climatico. Rivolgo un appello ai leader e ai potenti affinché agiscano per il bene comune e il futuro delle prossime generazioni anziché perseguire interessi di breve termine, affinché la politica internazionale possa riacquistare credibilità ed evitare gravi conseguenze.”

Le motivazioni (spirituali)

In epilogo il Papa sottolinea l’importanza delle motivazioni nella lotta contro il cambiamento climatico e nella promozione della cura dell’ambiente.

Richiama l’attenzione sul fatto che la visione giudaico-cristiana del mondo riconosce il valore centrale dell’essere umano, ma anche l’importanza delle altre creature e dell’intero creato. Sottolinea che la terra e tutto ciò che essa contiene appartengono a Dio, e pertanto gli esseri umani hanno la responsabilità di rispettare le leggi della natura e gli equilibri tra gli esseri viventi.

Il Papa riconosce che il cambiamento climatico è una sfida che coinvolge l’intera umanità e richiede un impegno comune. Invita a un “antropocentrismo situato”. Vale a dire, riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Infatti, “noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile.”

Infine, enfatizza che le soluzioni efficaci al cambiamento climatico non verranno solo da sforzi individuali, ma soprattutto dalle decisioni politiche nazionali e internazionali. Tuttavia, incoraggia le famiglie a cambiare le proprie abitudini per ridurre gli sprechi e l’inquinamento, contribuendo così a creare una nuova cultura di cura dell’ambiente. Questi cambiamenti culturali sono essenziali per una trasformazione profonda della società.

Il Papa conclude sottolineando che la lotta contro il cambiamento climatico non è solo una questione ambientale ma anche una questione umana e spirituale. Invita tutti a riflettere su come il nostro stile di vita possa avere un impatto sull’ambiente e sulla responsabilità collettiva di proteggere la nostra casa comune.

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