Negli ultimi mesi Polonia e Ucraina hanno attraversato una fase piuttosto tumultuosa del loro rapporto per le recenti controversie commerciali causate dall’offensiva Russa iniziata nel febbraio 2022 che hanno messo per mesi a repentaglio il destino delle forniture di grano ucraino. Ad oggi la Polonia concede il via libera alle esportazioni via terra di grano ucraino ma continua a vietarne l’accesso al proprio mercato interno, forse anche in vista delle prossime lezioni, tensioni solo parzialmente rientrate sul fronte orientale.
La questione del grano, che minaccia di intaccare le relazioni tra Ucraina, Polonia e gli altri paesi dell’Europa orientale, è direttamente connessa al conflitto russo-ucraino attualmente in corso. Il conflitto ha portato già dai primissimi momenti alla chiusura dei principali porti sul Mar Nero e delle rotte marittime utilizzate per l’esportazione di beni alimentari provenienti dall’ucraina. Restrizioni che si sono riflesse negativamente sulla già fragile economia del paese, soprattutto in considerazione del fatto che prima del conflitto Russia e Ucraina da sole potevano soddisfare circa i due terzi della domanda mondiale di cereali.
Varsavia è stata da sempre uno dei più convinti sostenitori europei dell’Ucraina, nonché uno dei principali fornitori di armamenti al paese. Armi quelle destinate a Kiev che transitano pacificamente attraverso il territorio polacco, lo stesso, che in effetti ospita oltre un milione di rifugiati ucraini. È in ragione di un simile rapporto che la decisione di interrompere l’approvvigionamento di armi ha sorpreso molti e destato la preoccupazione di diversi paesi risultando di fatto una scelta impopolare, soprattutto perché assunta in un momento di grande tensione politico-economica non tanto collegata al conflitto in atto, quanto piuttosto alle sue conseguenze.
Il contesto
Per evitare il rischio di una crisi alimentare globale, nel luglio del 2022 l’ONU e la Turchia avevano mediato tra Russia e Ucraina, portando alla firma dell’accordo in base al quale la Russia consentiva alle navi cargo ucraine il transito nel Mar Nero. A distanza di un anno il Cremlino si è ritirato unilateralmente non rinnovando l’accordo, l’evento ha reso necessaria la modifica delle rotte di esportazione dei prodotti alimentari, trasformando di conseguenza i paesi europei confinanti con l’Ucraina in una via di transito fondamentale per l’esportazione di tali prodotti.
A tal proposito – con lo scopo di tutelare il mercato agroalimentare di quei paesi che subivano una seria diminuzione dei prezzi sul mercato locale dovuta alle importazioni di grano e delle altre materie prime dall’Ucraina – la Commissione europea nei mesi che sono seguiti al mancato rinnovo dell’accordo sul transito nel Mar Nero ha concordato specifiche restrizioni per Bulgaria, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia. Le restrizioni consentono così alle merci ucraine di transitare attraverso questi paesi, vietandone però la vendita sui rispettivi mercati.
Nelle scorse settimane Bruxelles aveva annunciato la fine di queste restrizioni, sostenendo che le distorsioni del mercato nei cinque Stati membri confinanti con l’Ucraina fossero ormai risolte. La posizione espressa dai vertici Ue ha portato ad una reazione immediata da parte di Polonia, Ungheria e Slovacchia, che hanno prontamente replicato che non si conformeranno alla decisione dell’esecutivo europeo. In risposta, il 21 settembre scorso, l’Ucraina ha presentato denunce per controversie in seno alla WTO (world trade organization) contro Ungheria, Polonia e Repubblica Slovacca, in merito alla continua imposizione di divieti di importazione di alcuni prodotti agricoli, compresi i cereali.
Il panorama politico
Le tensioni tra Kiev e Varsavia potrebbero anche non riguardare solo il commercio. È infatti accaduto che il Presidente polacco, Andrzej Duda, utilizzasse un linguaggio duro ed una retorica nazionalista fenomeno che sembra essersi accentuato forse in vista delle elezioni politiche che interesseranno la polonia il prossimo 15 ottobre, una narrazione che con ogni probabilità vuole rafforzare il sostegno di quegli elettori già fortemente preoccupati per la svalutazione dei prezzi dei prodotti agricoli.
La risoluzione di queste tensioni appare fondamentale per il futuro dell’Unione Europea e per l’esito del conflitto in Ucraina. Nel tentativo di ridurre le tensioni, i governi di Polonia e Ucraina nei giorni scorsi hanno intrattenuto colloqui per discutere delle questioni di maggior rilievo. Questo potrebbe esprimere la volontà di trovare una soluzione che tenga conto degli interessi di entrambi i paesi.
Il 24 settembre scorso la Polonia ha dato il via libera alle esportazioni via terra di grano ucraino attraverso i propri territori, pur continuando a vietarne l’accesso al suo mercato interno. Il Presidente Duda ha confermato a tal proposito che sono stati preparati alcuni corridoi di transito per permettere al grano ucraino di raggiungere quei paesi a cui è destinato, la Polonia conferma il suo supporto all’Ucraina pur continuando a consentire il solo transito del grano.
Il piano europeo
L’Unione europea sta lavorando per rimuovere l’embargo temporaneo sul grano Ucraino, programma evidentemente non condiviso da Polonia, Ungheria e Slovacchia che si oppongono e pensano di prolungare le restrizioni. Le condivisibili preoccupazioni dei tre paesi risiedono nella previsione che l’ingresso dei prodotti ucraini sui rispettivi mercati nazionali danneggerà significativamente produzione e produttori locali. A tal proposito la Commissione europea discuterà il prossimo 28 settembre un piano d’azione per le esportazioni di grano ucraino. Il piano si compone di diversi punti tra i quali la condivisione di informazioni e di dati sull’esportazione di alcuni prodotti agricoli e la messa a punto di un meccanismo di verifica ed autorizzazione per garantire il controllo delle esportazioni.
Anche con la Slovacchia sono in corso negoziati per istituire un sistema di licenze finalizzato al commercio di alcuni prodotti ucraini. In cambio, l’Ucraina ha accettato di ritirare la sua denuncia presso la WTO contro la Slovacchia. Questi sviluppi indicano una possibile soluzione a una situazione che ha messo in difficoltà Bruxelles e ha rivelato divisioni all’interno dell’Unione Europea riguardo al sostegno all’Ucraina.
Intanto le esportazioni via mare continuano ad essere impedite dalla Russia, che dopo essersi ritirata dall’accordo sul grano ha più volte intimato ai paesi occidentali il rispetto della loro parte di accordo, chiedendo espressamente di sollevare le sanzioni sulle esportazioni dei prodotti agricoli russi.
In ogni caso, e nonostante la possibilità di un attacco, la “Resilient Africa” carica con circa 3 mila tonnellate di grano ucraino sarebbe riuscita ad aggirare il blocco russo, dirigendosi verso l’Egitto.
Considerazioni più puntuali potranno farsi all’esito delle elezioni polacche del prossimo mese, che attualmente sembrano cruciali per definire la direzione dell’UE e l’evoluzione del conflitto in Ucraina.






































































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