L’allevamento ovino svolge un importante ruolo socioeconomico soprattutto nelle regioni semiaride, in particolare per i piccoli e medi agricoltori, fornendo lavoro, reddito e proteine di buona qualità (Geron et al., 2012; Batista e Souza, 2015). Tuttavia, l’alternanza delle stagioni non garantisce una costante disponibilità di foraggio verde, principalmente durante la stagione secca che, a secondo della località, può durare fino a otto mesi (Chanjula et al., 2021). Pertanto, soprattutto nelle regioni più aride è necessario disporre di una fonte alternativa di foraggio per coprire i fabbisogni nei periodi in cui scarseggia il foraggio verde (Brito et al., 2012).

Il sesamo (Sesamum indicum L.) viene coltivato nelle regioni tropicali di tutto il mondo e impiegato principalmente per l’alimentazione umana. Tuttavia negli ultimi anni l’interesse verso l‘impiego del sesamo in ambito zootecnico è aumentato, in considerazione delle interessanti caratteristiche che lo contraddistinguono come il tenore in proteine, minerali e in acidi grassi polinsaturi (Kabinda et al., 2022). Inoltre, i semi di sesamo contengono un gruppo di composti fenilpropanoidi, i lignani, come la sesamina e la sesamolina (Grougnet et al., 2006, 2012), metaboliti secondari con spiccate proprietà antiossidanti (Pathak et al., 2014). In uno studio condotto da Mikropoulou e collaboratori (2019) le concentrazioni (mg/g del peso secco dei semi) di sesamina e sesamolina variavano rispettivamente da 1,40 a 3,18 e da 0,65 a 1,64.

Il sesamo inoltre è una pianta erbacea con una buona adattabilità alle differenti condizioni del suolo e climatiche, mostrando una buona resistenza alla siccità. Quindi l’impiego di sesamo nelle diete per ovini potrebbe essere un’interessante alternativa soprattutto nelle regioni semi-aride (Myint et al., 2020), alla portata di piccoli e medi agricoltori, essendo una pianta che richiede pratiche agricole semplici e facilmente assimilabili. Inoltre, è una coltura che si adatta sia ai sistemi colturali tradizionali che all’agricoltura sostenibile e biologica, e può essere utilizzata in rotazione, successione e consociazione con altre colture (Arriel et al., 2006). Ad oggi, sono stati condotti studi per valutare il potenziale impiego nelle diete per ovini e caprini sia della farine di sesamo (Obeidat et al., 2009; Ghorbani et al., 2018; Omer et al., 2019) che dei sottoprodotti derivanti da tale coltura (Obeidat e Aloqaily, 2010; Bonos et al., 2017; Shoryabi, 2014; Adeola et al., 2021). 

Di recente sono stati pubblicati i risultati di uno studio (Amorim et al., 2020) su prove di insilamento del sesamo a pianta intera in ambiente semiarido, con dati confortanti per quanto riguarda la produzione di biomassa secca (10,8 t/ha per il sesamo e 7,9 t/ha per il mais), mostrando caratteristiche chimiche appropriate per un insilato e composizione chimica simile all’insilato di mais a pianta intera. Inoltre, Amorim e collaboratori (2020) hanno osservato bassi valori in cellulosa (348,9 g/kg SS), emicellulosa (253,0 g/kg SS) e lignina (25,5 g/kg SS), e buoni livelli in proteina (101,3 g/kg DM) e TDN (514,4 g/kg DM), sottolineando come l’insilato di sesamo possa essere una buona alternativa nelle regioni a clima tropicale.

Partendo da tali confortanti risultati è stata portata avanti una ricerca (Ferreira de Carvalho et al., 2022) per valutare l’impiego dell’insilato di sesamo a pianta intera nelle diete degli agnelli all’ingrasso.

I dati riportati mostrano come la sostituzione totale dell’insilato di mais con l’insilato di sesamo non ha avuto effetti sui ritmi di crescita e quindi sul peso finale degli animali. Anche le caratteristiche fisiche ed i parametri cromatici della carne non hanno subito variazione, presentando valori all’interno del range atteso, a riprova dell’adeguato instaurarsi del rigor mortis

Inoltre, gli autori hanno osservato come la sostituzione dell’insilato di mais con l’insilato di sesamo ha portato ad un abbassamento dei livelli degli SFA (acidi grassi saturi), ad un aumento del rapporto PUFA (acidi grassi polinsaturi): SFA e dei livelli di acido rumenico, che costituisce circa l’80-90% del CLA.

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato da Small Ruminat Research dove è riportata tutta la letteratura citata: Andrescia Ferreira de Carvalho, Marcos Jacome de Araújo, Santos Jeovanny Aguilera Vallecillo, José Pires Carvalho Neto, Alex Rodrigues de Souza, Ricardo Loiola Edvan, Tairon Pannunzio Dias-Silva, Leilson Rocha Bezerra 2022. Tissue composition and meat quality of lambs fed diets containing whole-plant sesame silage as a replacement for whole-plant corn silage. Small Ruminant Research 216, 106799. doi.org/10.1016/j.smallrumres.2022.106799

Autori

Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Antonio Gallo, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Manuel Scerra – Gruppo Editoriale ASPA