I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno confermato un terzo caso umano di influenza aviaria H5 in California. Come nei due casi confermati la scorsa settimana, la persona coinvolta ha segnalato un’esposizione professionale a bovine da latte infette. Tutti e tre i casi in California si sono verificati in lavoratori del settore lattiero-caseario di tre diverse fattorie , senza alcun collegamento noto tra loro, il che suggerisce una trasmissione del virus da animale a uomo.

Analogamente ai precedenti casi, la persona ha manifestato sintomi lievi, tra cui arrossamento e secrezione oculare (congiuntivite),  non si è però reso necessario il ricovero ospedaliero. Secondo il CDC, l’individuazione del virus H5 in persone che lavorano a stretto contatto con animali infetti non è sorprendente e non modifica la valutazione del rischio per il pubblico, che rimane bassa.

Con l’aggiunta di questo nuovo caso, sono stati segnalati negli Stati Uniti 18 casi umani di influenza aviaria H5 dal 2022, di cui 17 nel solo 2024. Attualmente, il CDC attende la conferma di altri due campioni, presuntivamente positivi, provenienti dalla California.

Aggiornamento sui primi due casi in California

Il sequenziamento genetico dei virus dei primi due casi in California ha confermato che si tratta del ceppo A(H5N1) appartenente al clade 2.3.4.4b, strettamente correlato ai virus rilevati nei bovini da latte. L’intero genoma è stato sequenziato per uno dei due casi (A/California/135/2024) e si è rivelato essere un virus di genotipo B3.13. Non sono state riscontrate mutazioni genetiche che indichino una maggiore capacità di trasmissione tra esseri umani o resistenza ai farmaci antivirali. Il sequenziamento del terzo caso è attualmente in corso.

Il CDC ribadisce l’importanza di seguire rigorosamente le precauzioni raccomandate per chi è esposto ad animali infetti o potenzialmente infetti. Coloro che hanno contatti ravvicinati o prolungati con uccelli o altri animali infetti, come il bestiame, o con ambienti contaminati, sono considerati maggiormente a rischio di infezione.